ROMA – Nel primo quadrimestre del 2026, rispetto al primo quadrimestre del 2025, si evidenzia un miglioramento a livello nazionale, sia per le visite che per gli esami diagnostici, su tutte le classi di priorità. In particolare, per le prime visite la percentuale di rispetto dei tempi di attesa passa dal 76,1% al 78,7% mentre per gli esami diagnostici passa dall’83,0% all’84,7%. Sono i dati che emergono dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) che oggi ha presentato la nuova Piattaforma nazionale delle liste di attesa presso la Sala Auditorium dell’Agenas.
La tendenza al miglioramento, che riguarda 16 regioni su 21, è ancora più marcata per le prestazioni urgenti da erogare entro 3 giorni e per quelle in classe B da erogare entro 10 giorni: questo attesta una maggiore capacità del sistema sanitario nel gestire le richieste delle persone con bisogni clinici più immediati.
Analizzando il dato delle singole regioni, si evidenziano: per le prime visite, buoni risultati in 16 regioni su 21: 9 regioni registrano importanti miglioramenti rispetto all’anno precedente e 7 regioni confermano una elevata percentuale di rispetto dei tempi massimi di garanzia già raggiunti nel 2025; per gli esami diagnostici, buoni risultati in 15 regioni su 21: 6 in netto miglioramento rispetto al 2025 e 9 con una elevata percentuale di garanzia già raggiunta nel 2025.
Alcune regioni segnano il passo, non evidenziando miglioramenti. Tra queste, tuttavia, vi sono regioni che mantengono, comunque, una buona percentuale di rispetto dei tempi, superiore all’80% (la Sicilia per le prime visite e il Piemonte per gli esami diagnostici).
LA NUOVA PIATTAFORMA
L’introduzione del DL 73/2024 ha istituito la Piattaforma Nazionale delle Liste d’Attesa, che per la prima volta consente una misurazione su scala nazionale dei tempi di attesa delle prestazioni sanitarie del Servizio sanitario. Con 65 milioni di prenotazioni acquisite in Piattaforma tra gennaio 2025 e aprile 2026, relative a tutte le strutture del settore pubblico e del settore privato accreditato, Agenas dispone oggi di una base dati estremamente significativa per comprendere il fenomeno delle liste d’attesa, analizzare le criticità e misurare l’impatto delle misure correttive adottate.
La Piattaforma consente di visualizzare i trend e i dati delle singole regioni per classi di priorità, favorendo una lettura più analitica dei risultati. Alcune regioni, pur non migliorando globalmente, riducono i tempi di attesa su singole prestazioni e classi di priorità. Ad esempio, la Regione Abruzzo registra un netto balzo in avanti dal 76,5% all’85,6% per le prime visite nella classe di priorità U tra il primo quadrimestre 2025 e il primo quadrimestre 2026 (analogamente si registra un miglioramento nella classe U per gli esami diagnostici dal 66,0% all’82,4%).
LE CRITICITÀ
Oggi la Piattaforma, grazie ad una lettura più analitica del dato, consente di misurare anche altri indicatori che aiutano ad avere una comprensione più approfondita dei sistemi di gestione delle prestazioni sanitarie oggetto di monitoraggio nelle diverse regioni e a individuare fattori di criticità su cui intervenire. Da questi ulteriori approfondimenti, oggetto di confronto tecnico con le direzioni regionali e delle singole aziende sanitarie, emergono ulteriori ambiti di miglioramento, anche in quelle realtà che registrano percentuali di garanzia elevate.
Le maggiori criticità si possono riassumere in quattro punti: il primo elemento riguarda l’appropriatezza nell’attribuzione del codice di priorità in sede di prescrizione. In alcune regioni la percentuale di attribuzione del codice di priorità P (da erogare entro 120 giorni) è estremamente elevata (anche oltre l’80%) e questo dato appare non coerente con l’effettuazione di una prima visita o di un esame diagnostico che non sia di controllo.
Attualmente si assiste a una forte variabilità del dato, che passa dall’85,5% della Basilicata e dall’80,1% della Campania al 7,8% della Toscana e all’8,2% del Piemonte. Su questo aspetto è stato già avviato un confronto con le singole regioni, al fine di comprenderne le cause e ricondurre a maggiore omogeneità i comportamenti prescrittivi.
Il secondo elemento riguarda la differenza tra l’appuntamento proposto entro la soglia di garanzia e quello accettato, che a livello nazionale, nel 20% dei casi va oltre i tempi massimi. Ora, se è vero che il paziente può rifiutare l’appuntamento proposto per motivi personali (ad esempio per impossibilità nella data indicata, per recarsi in una struttura più vicina o da un determinato professionista), quando la percentuale di accettazione di un appuntamento oltre soglia è molto elevata è possibile che ci siano delle criticità nella gestione delle agende.
Un terzo elemento riguarda il tempo che intercorre tra la data della prescrizione e quella di contatto del paziente con il Cup. Quando la percentuale dei contatti avvenuti oltre la soglia di garanzia (ad esempio dopo 10 giorni per una classe di priorità B) supera il valore fisiologico stimato intorno al 5-6%, è possibile che ci siano delle disfunzioni in termini di accessibilità alla prenotazione. Ad esempio, proprio per la classe di priorità B, in tre Regioni quasi il 20% degli assistiti contatta il Cup oltre il termine di 10 giorni.
Un quarto e ultimo elemento da considerare è il rapporto tra prescrizioni e prenotazioni effettivamente avvenute. In altri termini, a fronte di 100 prescrizioni fatte, si tratta di capire la percentuale di quelle realmente prese in carico con una prenotazione, evidenziando così per differenza la quota di quelle che scadono o a cui non fa seguito una prenotazione a carico del Servizio sanitario nazionale.
Sulla base dei dati di Tessera Sanitaria, alla prescrizione medica fa seguito una prenotazione al Cup nel 50,3% delle prime visite e nel 54,4% degli esami diagnostici. A livello regionale, si passa dal 67,7% della p.a. di Bolzano al 33,7% dell’Abruzzo, mentre per gli accertamenti diagnostici si va dal 73,4% sempre di Bolzano al 37,3% del Lazio.
Si stima che una quota di questi mancati accessi al Cup, talvolta anche significativa (25-30%), può avere ragioni ‘fisiologiche’: il paziente sceglie di non utilizzare la ricetta, la prescrizione è stata chiesta per poterla esibire nell’ambito di una copertura assicurativa, oppure si verificano ripetizioni di ricette originariamente errate. Tuttavia, percentuali molto elevate di mancata presa in carico della ricetta sono indicative di una qualche difficoltà nella prenotazione di prime visite ed esami prescritti, che deve essere approfondita.
UNA NUOVA GOVERNANCE
Per garantire piena trasparenza al processo e ai dati, Agenas pubblicherà trimestralmente un bollettino in cui fornirà il monitoraggio dei tempi di attesa delle singole regioni, il trend rispetto alle percentuali di garanzia e ogni altro elemento utile a informare in modo trasparente.
La Piattaforma può essere ampliata, nel tempo, aumentando in modo progressivo il numero delle prestazioni oggetto di monitoraggio e introducendo nuovi indicatori di performance, che rilevino in particolare i percorsi di accesso alle cure e la capacità di presa in carico delle persone da parte del Ssn.L’obiettivo finale è quello di costruire una sanità più accessibile, più digitale, più responsabile e capace di orientare e non lasciare sole le persone fragili. L’anziano e la persona già in carico non devono andare a Cup, perché il sistema li conosce e li accompagna. Per loro, prenota chi prescrive.
PIATTAFORMA LISTE D’ATTESA, SCHILLACI: SVOLTA STORICA
“Quella di oggi è una giornata importante per il nostro Servizio sanitario nazionale. Dopo più di 47 anni dalla sua fondazione, l’Italia oggi ha una piattaforma nazionale dedicata al monitoraggio delle liste di attesa. Questo è uno strumento di trasparenza ed è finalmente operativo”. Lo ha affermato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenuto in video conferenza alla presentazione della nuova Piattaforma nazionale.
“Questo- ha sottolineato- fino ad oggi non era mai accaduto. C’erano dati, esperienze, sistemi regionali diversi tra di loro, ma mancava una visione nazionale, una capacità di lettura integrata, omogenea, tempestiva. Un vuoto che è durato quasi mezzo secolo che oggi viene colmato”.
“Il governo- ha proseguito il ministro- ha voluto fortemente il Decreto Legge 73 sulle liste d’attesa perché sappiamo bene cosa significa aspettare mesi, per esempio per una visita oncologica. Lo sappiamo tutti e sappiamo che questo non è accettabile”.
“Ridurre le attese- ha evidenziato Schillaci- significa garantire un diritto fondamentale sancito dalla nostra Costituzione, che è il diritto alla salute. Significa anche qualcosa di più difficile da misurare, ma altrettanto importante: restituire fiducia dei cittadini nel servizio pubblico”.
“Da quando c’è il decreto- ha poi ricordato- qualcosa di concreto è cambiato. Le liste d’attesa, e lo vedete, sono tornate al centro delle politiche sanitarie delle Regioni e il trend sta finalmente invertendo la rotta. E la collaborazione con le Regioni, lo dico con soddisfazione, non è mai stata così intensa e costruttiva come in questi mesi. Voglio ringraziare Agenas per il grande lavoro che ha portato avanti con le Regioni in uno spirito di collaborazione istituzionale che considero fondamentale”.
“Questa piattaforma- ha inoltre detto l’esponente dell’esecutivo- non nasce per fare classifiche, lo ribadisco, non nasce per cercare colpevoli. Nasce per aiutarci a governare meglio il sistema, capire i fenomeni, individuare le criticità, intervenire dove necessario farlo, dare una sanità migliore, più vicina ai cittadini, soprattutto ai più deboli, ai più fragili. E i primi dati ci mostrano segnali incoraggianti, trend positivi, frutto dell’impegno di migliaia di professionisti e delle misure adottate in questi mesi. La piattaforma, poi, ci permette anche di vedere con maggiore precisione le aree e le strutture dove è ancora necessario intervenire. Ed è questo il maggiore valore aggiunto: trasformare i dati in capacità di programmazione, di monitoraggio, di decisione. Perché solo conoscendo davvero la realtà possiamo garantire risposte efficaci ai cittadini”.
“Oggi- ha chiarito Schillaci- non presentiamo solo una piattaforma tecnologica, presentiamo un cambio di metodo, più trasparenza, più coordinamento, più capacità di intervento. Il nostro obiettivo è chiaro: un Servizio sanitario nazionale più vicino alle persone, più efficiente, più equo, indipendentemente, lo ripeto sempre, dal territorio in cui si vive o dalla capacità economica di ogni singolo cittadino”.
“Ora finalmente lo possiamo fare- ha concluso il ministro della Salute- e dove si applica la legge le cose funzionano”.
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